15 lug

Le tre da ricordare: l’approvazione alla manovra economica, il debito pubblico americano, la crisi dell’impero Murdock

 

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3 Commenti a “Le tre da ricordare: l’approvazione alla manovra economica, il debito pubblico americano, la crisi dell’impero Murdock

  1. alessio Scrive:

    caro direttore io sono di destra e ne sono contento di esserlo ma quando sento berlusconi dire le nostre banche sono solide questo mi manda in bestia qui siamo chi piu chi meno tutti indebbitati e certamente non ne usciremo facilmente le banche anno soldi e sono solde ma gli italiani anzi gli europei non investoni piu perche non hanno soldi da investire e allora mi domando nella mia ignoranza

    a che serve avere banche solide e gente il popolo sempre piu povero???
    ps i grazie alle banche solide sto chiudendo una mia attivita che gestisco da 15 anni

    ciao fanti alessio ( forli) romagna

  2. Carolina. Scrive:

    Vorrei concentrarmi su di un’unica riflessione, che coinvolge, poiché da essi stessi stimolata, i tre temi discussi, annunciati, esposti.

    Il libero mercato, utile ed atto allo sviluppo più significativo delle operose libertà economiche individuali ed intelligentemente, a volte, preposto ad uno sviluppo coerente ed efficace, poiché “libero”, delle società postmoderne, in cui, dunque, la possibilità di lasciar operare i cittadini, gli uomini economici, nel mondo del lavoro si lega, democraticamente, al desiderio, alla speranza, di avere, così, create, liberate “risorse”, (nascita di nuovi posti di lavoro, sviluppo di prodotti diversi da poter offrire ai potenziali consumatori, fino alla realizzazione di quelle risorse che permetteranno la nascita di una qualunque scoperta, invenzione, che migliori le nostre organizzazioni umane…), probabilmente non è sufficiente: ai fini di uno sviluppo maturo, opportuno ed intelligente, dei nostri Stati democratici contemporanei.
    Marx, probabilmente, starà telefonando a Smith, in questo momento, per discutere animatamente della situazione internazionale e per capire quale modello economico sia il migliore: adatto a far lavorare ad hoc, le leggi dell’economia, mentre rispetta i diritti dei lavoratori e non trascura scopi che uniscano il mero profitto economico alla non trascurabile etica del lavoro.
    La felicità di un popolo si misura in relazione alla sua libertà di agire e di esistere, all’interno dello Stato in cui esso è “nazione”. E la felicità di uno Stato, la sua realizzazione, è correlata, inevitabilmente, alla capacità che quello ha d’offrire la massima libertà d’azione ai propri cittadini, non più sudditi, ma parte attiva del sistema politico e guardiani della Costituzione e del corretto funzionamento dei suoi organi; libertà di informarsi, e di essere informati; libertà dal bisogno economico, ma rispetto dell’imposizione fiscale: nel rispetto dei più deboli; libertà di rimanere, nello Stato in cui quei cittadini sono nati, ma possibilità di andarsene, per crearsi una vita altrove.
    Un indicatore potente ed imprescindibile, di una democrazia, è senza ogni ombra di dubbio la libertà d’informazione. Attiva e passiva,esattamente come il diritto di voto. Postulati che la moderma scienza della politica c’ha proposto, per renderci cittadini migliori, uomini informati dell’evoluzione storica dello Stato: quell’organizzazione politica che, disegnata sopra ad un territorio politico, tenta, da troppe lune, d’inventarsi risposte credibili alle troppe richieste che le tante società evolutesi fino ad oggi, gli hanno imposte.
    E come far marciare, nei canali della legalità, i professionisti del mondo del lavoro, mentre la storia degli uomini, da secoli, ci racconta episodi umani talmente lontani dal mondo dell’etica e del diritto? E come poter controllare che i militanti dei partiti politici di massa, vengano reclutati in base al merito, al rigore morale dimostrato, e siano ben lontani, pertanto, dal concetto ormai abusato, distorto, viziato, del “politico di professione”, comodamente gettato, oggi, in qualunque tipo di poltrona più o meno comoda, ma sicura?
    Uno dei migliori mezzi che possiamo sfruttare, intelligentemente, per controllare, continuamente, le nostre democrazie, è il diritto di parola: l’analisi continua, (soggettivamente perseguita, ma oggettivamente proposta), dei fatti del mondo. Questo il compito dei buoni ed attenti cittadini, questo lo scopo più elevato del migliore dei giornalisti: indagare la realtà per discutere il presente, analizzando correttamente le fonti per poter proporre, in seguito, al pubblico, i risultati di tanto lavoro.
    Animare la vita pubblica mentre proporre temi da discutere altro non deve significare che sperare di creare tanti intelligenti forum ove potersi confrontare, civilmente, sui processi in atto nel momento complicato che l’intero “sistema mondo” sta attraversando.

  3. Abago Scrive:

    Caro Direttore, giorni fa Debenedetti, Prodi e tre banchieri, cioè i poteri forti del paese, si sono riuniti per decidere la struttura del potere politico dopo la prossima per loro auspicabile caduta di Berlusconi. Una cosa simile, con figure di assai minor potere, l’aveva fatta Bisignani e per questo motivo e’ in galera. Si parla per Bisignani di P4. Come mai per Debenedetti e Prodi non si fanno intercettazioni, non si inviano accuse di P4 o P5?

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