Liguori: “Armi a Zelensky come a Saddam, forza non controllata né da Nato né da Europa: pericolo una volta finita la guerra”

“Zelensky con tutte le armi che ha avuto – perché quello è il problema fin dall’inizio, ossia che abbiamo messo delle armi in un punto dell’Europa che può terrorizzare anche i vicini, anche i polacchi, gli ungheresi, si forma una truppa d’élite senza il controllo né della Nato né nostra, né degli americani (Biden è dovuto intervenire tre volte per ricordargli che vogliamo fare la pace). Questo è il vero problema del dopoguerra, questa forza armata importante, micidiale, che ha Zelensky, è una forza che potrà essere riportata a casa al mondo civile anche dopo un accordo internazionale oppure no? Perché questo è il vero pericolo”.

 

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Liguori: “La vittoria sui russi non ci sarà mai, bisogna smettere con la guerra”

“Come si può uscire dalla guerra? Ci sono solo due modi. C’è chi pensa che si possa uscire dalla guerra solo con la vittoria. Queste persone si devono curare. E noi come Europa le dovremmo curare. È una concezione arcaica che si possa uscire dalla guerra con la vittoria. Dalla seconda guerra mondiale in poi, le guerre non le vince più nessuno. Perdono tutti. Solo noi sui giornali diciamo “noi dobbiamo vincere contro Putin”. La guerra finisce solo interrompendo la guerra. Come si fa a far smettere l’aggressore? Senza buttare benzina sul fuoco della guerra (che non stiamo facendo noi).

 

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Guerra, Paolo Liguori: “Pace e vittoria, due linguaggi diversi tra chi è saggio e chi è fuori di testa”

 

“Io ho opinioni chiare, sono contro l’invasore, ma non mi è simpatico neppure l’invasato”. Inizia con queste parole l’analisi del direttore Paolo Liguori in merito a quanto sta accadendo in Ucraina, evidenziando una chiara distinzione tra chi pensa che la guerra finirà con la pace e chi con la vittoria. “Si tratta di due linguaggi diversi: coloro che parlano di pace, come il Papa, ha una certa saggezza. Mentre la vittoria in una guerra non esiste più da quando esiste la bomba atomica, di cui si parla con sempre più superficialità”.

 

Nobel 2022, Liguori: “Abbiamo due mostri, Putin e Zelensky | Aderirò alla manifestazione per la Pace”

 

“Domani si decide l’assegnazione del Premio Nobel per la pace e sono candidati sia Zelensky, sia il Papa. Ma chi fa di più tra i due per la Pace?”. Questa l’analisi con cui il direttore di Tgcom24 Paolo Liguori apre l’editoriale di giovedì 6 ottobre, aggiungendo che l’Europa non può permettersi una guerra come quella che si sta consumando in Ucraina.

 

“Il mondo è in grande confusione e solo una voce si è isolata, quella del Papa – prosegue criticando la decisione di Zelensky di non proseguire con le trattative – Uno che non vuole concludere in questo modo non è un uomo di pace, non è nemmeno un democratico o un liberale, bensì un sanguinario guerrafondaio. Prima avevamo un mostro, Putin, mentre ora ne abbiamo due”.

 

Paolo Liguori: “Gli imprenditori dovrebbero dire che non possiamo permetterci questa guerra”

 

“Gli imprenditori respingono la proposta della flat tax e affermano di non potersi permettere queste tasse, ma in questi mesi non li abbiamo mai sentiti dire che non possiamo permetterci una guerra come questa. Inutile parlare delle conseguenze se non andiamo alla causa”. Questo il commento del direttore Paolo Liguori, che aggiunge: “Le ultime dichiarazioni di Zelensky non rappresentano i popoli europei”.

Guerra, Liguori: “Valorizziamo le parole del Papa, non come certi giornali. Zelensky inizi la trattativa”

“Siamo in uno stato di guerra, e non abbiamo la vocazione alla guerra, e non siamo nemmeno pronti ad essere in un’economia di guerra. Quindi rischia di abbattersi su di noi un enorme serie di conseguenze che solo in parte prevediamo. Ma a parte la questione economica o l’impegno bellico italiano questa situazione è un disastro perché le uniche parole serie, severe e razionali sono state dette dal Papa. E ancora una volta si tende a dimenticare che sono state dette e a farle passare sotto silenzio”.

 

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Ucraina, Liguori: “Una balla il rischio nucleare. La fine della guerra è vicina ma a spese dell’Europa”

“La Russia sconfitta e piegata in ginocchio per le sanzioni prepara la guerra atomica. Fantastico. Questa è una barzelletta inventata naturalmente da tutti i servizi di intelligence e di informazione occidentale, principalmente anglosassoni, a noi propinati. Pari pari, la trovate su alcuni giornali italiani. Sul Corriere della Sera la trovate scritta ancora meglio di come è stata pensata. Quello che sta succedendo è l’esatto opposto. Ovvero, da qualche tempo – anche più di un mese – in Ucraina russi e americani trattano tra di loro. Trattano i militari. Trattano il rilascio dei prigionieri e lo scambio dei prigionieri. Trattano i territori da abbandonare e quelli da conservare”

 

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Crisi del gas e guerra, Liguori: “Ma quale ricatto di Putin? Le sanzioni danneggiano noi”

 

“Vorrei che gli italiani abbiano ben chiaro che la crisi energetica finirà quando finirà la guerra”. Così il direttore Paolo Liguori, commenta a “Stasera Italia” le difficoltà dell’Italia nell’approvvigionamento del gas, causate dal conflitto tra Russia e Ucraina: “Sento parlare molti politici di un ricatto di Putin, ma quale ricatto? Gli abbiamo dato delle sanzioni”.

 

Per Liguori le misure adottate per cercare di fermare il conflitto sono inefficaci: “Danneggiano noi – ha spiegato – ci sono fior di economisti che lo spiegano e vengono trattati come degli ignoranti. I governati e chi gestisce l’energia, questa cosa dovrebbero saperla: siamo andati a cercare aiuto da paesi altrettanto turbolenti, ma stanno pensando di venderci il gas a un prezzo più alto di quelli della Russia”.

 

Guerra in Ucraina, Paolo Liguori: “L’Europa la vera sconfitta”

“Stiamo assistendo a un nuovo capitolo, a un nuovo atto del dramma della guerra in Ucraina. In questo capitolo il tema è come arrivare ad un negoziato che non si può eludere alla fine di ogni guerra, senza dire che si vuole negoziare. I russi hanno fatto presto, hanno invaso un bel po’ di Ucraina e adesso arretrano su quei confini che fin dall’inizio volevano occupare, che coincidono perfettamente con le popolazioni che il 4 novembre andranno a votare se stare con la Russia o con l’Ucraina e voteranno – come hanno fatto in Crimea – per stare con la Russia.

 

Quelli sono i confini che loro vorranno sicuramente mettere nel trattato come i nuovi confini tra i due Paesi. Tutto il resto del territorio lo stanno abbandonando. Perché così, dall’altra parte, Zelensky può dire – complice la propaganda formidabile occidentale – i Russi li abbiamo sconfitti battuti, si stanno ritirando, siamo arrivati quasi ai loro confini e quindi Zelensky ha vinto la sua guerra e potrà trattare da parziale vincitore. Poi si arriverà a una trattativa. Tutto questo poteva essere fatto molto tempo fa, è costato morti, ma non è solo questo problema, quello dei morti che ci cambierà la vita. Perché il vero sconfitto di questa guerra sarà l’Europa. Alla fine, quando faranno il trattato, scopriremo che sul terreno è rimasta l’economia europea”.

 

 

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La morte di Gorbaciov, la guerra in Ucraina e il nuovo muro che vuole alzare l’Occidente

di Paolo Liguori

 

Nel 1989, quasi dieci anni prima della fine del secolo, tre grandi uomini portarono a compimento una politica che cambiò la faccia del mondo, la faccia geopolitica del mondo. O perlomeno speravamo che la cambiasse per sempre. Sono morti tutti e tre, Ronald ReaganPapa Wojtyla e adesso Gorbaciov. Cosa successe in quel momento? Beh, ci fu il cambio. Il cambio del secolo, il secolo della guerra mondiale, il secolo delle guerre, il secolo del Fascismo e del Comunismo che ha sono continuati anche dopo, ma in altra forma, il secolo della morte era il secolo alle spalle, crollò il muro di Berlino, il muro di Berlino era un pezzo di pietra, di mattoni, ma era un simbolo, era il muro che segnava la Cortina di ferro, la divisione del mondo. Noi di qua. Voi di là.

 

Molti avevano provato prima a mettere in discussione questo, questo sentimento della divisione del mondo, ma questi tre uomini ci riuscirono, riuscirono a segnare un’epoca e tutti noi che eravamo lì, dicemmo, non sarà più tutto come era prima. Cambierà tutto. Lo disse il Papa, lo disse Reagan e lo disse Gorbaciov. Oggi Gorbaciov sta morendo quasi nel dimenticatoio. Putin non andrà al funerale di Gorbaciov, l’ha annunciato, e anche in Occidente se ne parla in questo momento come di un uomo tra i tanti che hanno fatto cose importanti, di Reagan se ne parla ancora meno. Allora la questione è semplice. Questo succede perché noi stiamo capovolgendo quella storia e stiamo ricostruendo la Cortina di ferro, la guerra in Ucraina non è una semplice guerra locale, regionale, per quanto importante o per quanto europea.

 

L’avrete sentito in questi giorni, dire spesso “noi siamo da una parte, loro sono dall’altra, noi siamo democratici, loro sono autoritari e non democratici”. E spesso è una balla, perché nel nostro schieramento c’è anche Erdogan, e non è che lo definiremo un sincero democratico; però è nella NATO, fa parte di un sistema di alleanze, fa parte di un sistema di armamenti e dall’altra parte non ci sono solo quelli che sono entrati con i carri armati in Ucraina, d’altra parte erano entrati anche con i carri armati in Cecoslovacchia, anche in Ungheria, e questo non ha impedito a quegli stessi uomini che vi ho nominato di andare a scongelare quella Cortina di ferro, di andare a rompere quel muro di Berlino. Ci voleva la volontà di farlo. Ebbene, oggi la volontà, per esempio dello schieramento occidentale, soprattutto dei capi dello schieramento occidentale che sono a Washington – schieramento di cui io e voi facciamo parte – è di ricostruirla questa barriera: da questa parte si sta in un modo, dall’altra parte di questa Cortina si starà in un altro, si torna indietro, si torna indietro al secolo scorso e tutto questo sta avvenendo in maniera assolutamente anonima.

 

Il Papa ha parlato, ha tuonato contro la guerra, ma viene censurato. Quando Wojtyla parlava, nell’89, e veniva esaltato, o quando Reagan mise un sistema di scudo per costringere i russi a cambiare politica, veniva sostenuto, e quando Gorbaciov, correndo molti rischi personali, lanciò la Perestroika e disse basta con questa divisione del mondo, divenne per pochi anni anche un eroe dell’Occidente. Oggi, però, c’è perfino chi ha brindato alla morte di Gorbaciov, proprio qui, perché, ha detto, ma no, questo è quello che ha distrutto il Comunismo, perché c’è nostalgia dei tempi precedenti. C’è nostalgia del secolo delle guerre, c’è nostalgia di quella divisione? Io non ho nessuna nostalgia di quei tempi. Quando cadde il muro pensai, ora siamo tutti più liberi. Adesso che si sta ricostruendo il muro in Ucraina c’è un clima di oppressione, soprattutto quando provi a dire che questa guerra è ingiusta, deve finire. E anche Zelensky deve rendersi conto che ha diritto a costruire il suo futuro, il futuro del suo Paese, ma non gli abbiamo mai dato il diritto di costruire il futuro del nostro mondo, dell’Occidente e dell’Europa, non gliel’abbiamo mai concesso.

Ma quando dici queste cose, ti guardano e dicono, va bene, allora tu sei amico di Putin. Mai stato né amico di Putin, né della Russia pre Gorbaciov. Ma amico di quei tre uomini che fecero crollare il muro e scongelano la Cortina di ferro, lo ero, lo sono stato, e ho quasi nostalgia adesso. Come peraltro anche Henry Kissinger, che fece parte di quel mondo lì, ha detto più volte anche lui le stesse cose sulla guerra, come papà Francesco, che è inascoltato e quasi trattato come un povero vecchio. Qual è la sua di Kissinger? Che ha 99 anni? Meglio 99 anni spesi bene, con un’intelligenza ancora viva, che cinquant’anni spesi male, oppure pochi meno di Kissinger ma spesi male come li sta spendendo il Presidente degli Stati Uniti.