Taglio dei parlamentari, Liguori: “La strage dei colpevoli”

“Durante questi giorni, prima della costituzione delle liste, i partiti hanno discusso ed è venuta fuori una bagarre enorme per gli esclusi dalle liste: si scopre, infatti, che sono molti gli esclusi. Questo parlamento è quello che ci ha portato a votare un referendum per diminuire di un terzo (di 300 persone) il numero dei parlamentari. Ci hanno portato in maniera incosciente, sulla spinta formidabile dei 5Stelle, che ora vengono decimati da queste elezioni – stanno lottando per portare 15 persone in parlamento, prima erano decine – e dice ‘Tagliamo’. Ma non se ne sono mai assunti la responsabilità: non si sono mai assunti la responsabilità di rifare una legge elettorale, di rifare i collegi. Abbiamo scoperto, oggi, che la Cirinnà – che ha avuto varie traversie quest’estate compreso i soldi nella cuccia del cane – si lamenta, dice: “Mi hanno dato uno schiaffo”. E poi aggiunge: “Pensate che c’è un collegio a Roma dove ci sono 800mila elettori. E che non lo sapevate che tagliando i parlamentari senza rifare i collegi alcuni sarebbero diventati enormi? Queste cose, al tempo, furono dette, sono state scritte. Adesso alcuni dicono “Ah è toccato a me, è stata una sfortuna incredibile” “.

 

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Elezioni, Liguori: “I partiti tutti tacciono sul tema della giustizia perché l’elettorato è giustizialista”

“I partiti non possono rispondere a questa domanda di giustizia perché si sono resi conto che l’elettorato italiano è profondamente giustizialista. È poco garantista. Prende più voti chi minaccia con più carcere, repressione e tutte queste cose che spesso avvengono sommariamente, che i politici assecondano ma non dirigono perché nelle mani di una magistratura che ha dato una pessima prova di sé”. Così il direttore editoriale di Riformista Tv Paolo Liguori sull’assenza del tema giustizia nella campagna elettorale dei partiti in vista delle elezioni del 25 settembre.

 

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Paolo Liguori: “Votare a settembre è compresso e porta due criticità”

 

L’intervento di Paolo Liguori a “Controcorrente”, durante la puntata di lunedì 25 luglio, inizia con una riflessione in merito ai tempi delle elezioni e su quanto sia difficile andare alle urne a settembre: “È compresso fare tutto tra luglio, quando il governo si scioglie, e ottobre, dove bisogna iniziare a ragionare di manovra economica”.

 

Il direttore editoriale di Tgcom24 prosegue quindi focalizzandosi su due criticità che ricadranno sugli italiani, quando si troveranno un parlamento sempre più casuale e generico: “La prima è che la scelta dei candidati è casuale, veloce, assurda, frenetica, senza una selezione. Inoltre la campagna elettorale sarà cortissima, brevissima, sincopata e porterà a un restringimento dei temi che si limiteranno a chi vince e chi perde”.

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Turismo in Ucraina, Paolo Liguori: “Pensano a come sfruttare l’immagine brutta e negativa della guerra invece di lottare per la pace”

“Le informazioni che abbiamo noi non parlano di un bombardamento di Odessa. Parlano di un bombardamenti di alcuni obiettivi militari ad Odessa. Rimane l’accordo sul grano, che è il più importante raggiunto in questi centocinquantacinque giorni di guerra. Un accordo sottoscritto, anche se separatamente, sia dalla Russia che dalla Ucraina”.
Con queste parole il direttore editoriale di “Riformista Tv” inizia la sua analisi in merito a quanto sta accadendo in Ucraina, dove la guerra prosegue senza sosta.

“È la prima volta che succede e per centocinquantacinque giorni ci hanno sempre detto, a noi che parlavamo di trattative, di possibilità di sospendere la guerra, che non è possibile farlo con Putin – prosegue Liguori nella rubrica “Fatela Finita” – Invece è stato possibile a Erdogan che non solo lo ha fatto e lo ha annunciato a Tehran – quindi portando lì Putin e lui – e poi naturalmente le autorità dell’Iran, ma poi lo ha ratificato in firme separate con l’Ucraina e la Russia.

 

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Strage via D’Amelio, Liguori sui mandanti: “C’è stato un depistaggio della magistratura”

“Trent’anni fa l’omicidio di Paolo Borsellino, poco dopo quello di Giovanni Falcone. Trent’anni fa fu così. Oggi sono passati trent’anni per tutte e due, Falcone e Borsellino, vittime della mafia. Certo vittime della mafia. Ma nel caso Borsellino, anche però protagonisti di uno dei più grandi depistaggi di stato che sono mai stati fatti in Italia. Perché su Borsellino, naturalmente, non si riesce ancora a stabilire esattamente come sono andate le cose. E chi sono stati mandanti, esecutori con precisione. Perché c’è stato un depistaggio effettuato dalla magistratura”. Così il Direttore editoriale di Riformista Tv Paolo Liguori sui trent’anni dalla strage di via d’Amelio.

 

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Dybala alla Roma, Liguori: “Giallorossi pazzi di Joya”

Il direttore editoriale de Il Riformista Tv analizza il colpo di mercato messo a segno dalla squadra allenata da Mourinho.
“A forza di dire mai na gioia a Roma adesso e arrivata la Joya. Dybala a Roma è qualcosa che farà discutere e già fa discutere tutti perché è veramente una gioia per tutti, è quello che Roma aspettava. L’anno scorso Mourinho ha rimesso in piedi lo spirito di una squadra. E poi assieme a Gianpaolo hanno vinto una coppa e hanno messo in piedi una squadra. Ma per essere una buona squadra e poi magari una grande squadra, c’è bisogno sempre di una grande star. Roma è abituata ad avere una grande star, ha avuto Totti, poi ha avuto De Rossi. Prima, negli anni precedenti aveva avuto Falcao, aveva avuto e Di Bartolomei, in parte romani, in parte stranieri. Ma erano comunque i nuovi re di Roma. Roma ha bisogno di passione, di entusiasmo. Mourinho l’ha ridato, Dybala è la ciliegina su questa torta romana”

 

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Paolo Liguori: “Se Draghi non ce la facesse, si vada a votare per dignità del Paese”

 

“Qui non abbiamo a che fare con degli scenari, qui abbiamo a che fare con degli uomini – esordisce il direttore Paolo Liguori, nell’analisi fatta il giorno dopo le dimissioni del presidente del Consiglio – Il primo protagonista sulla scena è Mario Draghi, che ieri di fronte a quel circo messo in piedi per tutta la settimana si è comportato da uomo serio, un galantuomo di grandissima dignità. Aveva accettato di fare un Governo di larga unità, che aveva una caratteristica inedita in Italia. Ma quando i 5 Stelle, la principale forza presente in Parlamento è uscita dall’aula e non ha votato, Draghi ha detto che era finita. E lo ha riferito anche al Presidente della Repubblica, Mattarella”.
Quindi prosegue: “Ancora una volta si è dimostrato, come serietà, una riserva della Repubblica. Però è un jolly che abbiamo perso, sacrificato, perché quando fu incaricato dicevamo che sarebbe stata l’ultima carta possibile, noi l’abbiamo giocata e ha detto che non funziona neppure questa”.

Paolo Liguori: “Erdogan, il nostro Putin quotidiano”

“Senza polemiche, ma anche senza ipocrisie vorrei una risposta: perché Putin che invade il Donbass è perfido ed Erdogan che invade e sta per tornare in Kurdistan è autorizzato? Perché Erdogan è della Nato? Perché un aderente alla Nato è autorizzato a fare strage del Kurdistan e dei Curdi? Non è diverso dal Donbass. Certo di là c’era la scusa della denazificazione del Donbass, qui c’è la sconfitta dell’Isis, che è un’altra scusa. E allora, perché Erdogan è autorizzato? Perché è democratico? E Putin è un autocrate? E non sono, forse, tutte e due la stessa cosa? E perché Erdogan, nel frattempo, dà i droni all’Ucraina ma nello stesso tempo incontra Putin perché dia il via libera al grano in Europa? Qui, per combattere la paura della grande Russia stiamo rifacendo l’impero Ottomano. Erdogan è diventato l’uomo politico internazionale più influente del Mediterraneo. E non solo…”

 

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Liguori: “Totti e Ilary erano la nostra famiglia reale, pensiamo al buono che c’è stato in questi 20 anni”

Paolo Liguori a “Fatela Finita”: “Questi due giovani hanno passato 20 anni di amore vero, hanno avuto tre figli bellissimi e io penso al bello che c’è stato, non al brutto che eventualmente ci può essere adesso per una separazione. C’è gente che non li ha avuti 20 anni di amore, c’è gente che non ha mai avuto neanche 20 giorni di amore così. E’ una separazione che ci tocca così tanto perché per fortuna nostra noi non abbiamo una famiglia reale”.

 

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Editoria, Moles a Tgcom24: “Fake news? Serve anche l’azione dei giganti del web”

 

Per combattere le fake news non bastano “i giornalisti con la loro professionalità e il controllo delle fonti”, ma è “fondamentale l’azione e la responsabilità di tutti gli attori” del sistema dell’informazione, compresi “i giganti del web“. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles intervenuto a Tgcom24.

 

“Il governo non può operare un qualsiasi tipo di censura preventiva fatta con una norma, perché essa può essere scavalcata dal progresso tecnologico. Una norma fissa non riesce ad adeguarsi a quello che succede. Un governo liberale fornisce invece strumenti più utili al cittadino per potersi informare, con un uso sano e consapevole degli strumenti digitali”, ha aggiunto Moles.

 

Il sottosegretario all’Editoria è tornato anche sul recepimento della direttiva copyright, un passo fondamentale “passato un po’ sotto silenzio”. Con questa norma “abbiamo introdotto nel nostro ordinamento il diritto di autori ed editori di vedersi riconosciuto il giusto compenso per il prodotto che producono, come un articolo o una pubblicazione qualsiasi essa sia”, ha spiegato Moles.